Corpo Musicale Santa Cecilia APS Lurate Caccivio

In apertura, abbiamo scelto di condividere una riflessione attribuita a Felix Luraschi, socio indimenticabile della Banda, rielaborata per l’occasione, ma fedele al suo amore per la musica e per i giovani. Le sue parole continuano a risuonare come un invito a guardare avanti con passione e impegno.

“Questa piccola pagina, che per i Calucensi anziani può essere soltanto un «album» di cari ricordi,

sia per i giovani un invito costante ad apprezzare la musica e a partecipare direttamente all’attività della Banda,

per guidarla verso mete future; tante tappe di un lungo cammino che saranno nuovi capitoli di storia.”   F.L.

1906 – L’annuncio

Gli anziani del paese, avvalorando le memorie tramandate, confermano che il parroco Don Palmiro Dettamanti comunicò, per la prima volta, la sua intenzione di istituire una Banda cattolica, verso la fine del 1906.

Col cuore colmo di stupore e di gioia, i fedeli che conoscevano la caparbia determinazione del loro Curato, attribuirono a quell’annuncio il valore di una decisione definitiva e, da allora, tutti i Luratesi hanno sempre considerato il 1906 come “l’anno della Banda”.

1907 – Un urlo di approvazione: nasce la Banda!

in realtà, Don Palmiro, volendo sincerarsi a priori sulla possibilità delle povere casse parrocchiali di far fronte al gravoso impegno finanziario che l’iniziativa avrebbe comportato e desiderando avere dagli uomini e dai giovani una risposta non emotiva, ma impegnativa e concreta, lasciò trascorrere alcuni mesi.

Si arrivò così all’8 settembre 1907, ricorrenza annuale della Festa di S.Maria Bambina detta “La Madonna de Lurà”. 

Alla solenne processione svoltasi in quel giorno, a conclusione della festività, aveva partecipato anche il Corpo Musicale di Appiano Gentile che aveva fatto gran colpo sui Luratesi per via della bella divisa col pennacchio sul cappello.

Finite le funzioni religiose, il numeroso gruppo degli uomini e dei giovani della Società Cattolica di Mutuo Soccorso e della Cooperativa “Pro Lurate”, si ritrovò, com’era solito fare ogni domenica dopo la “Dottrina”, nel grande stanzone di via Roncoroni che, fino all’anno 1910, fungeva da sede dei due Enti sopra citati. (Lo stanzone, dove ora è strutturata l’abitazione della famiglia Rossi, era allora un unico grande locale con soppalco in legno, essendo stato in precedenza, il laboratorio della tessitura Roncoroni).

Una mezz’oretta dopo, com’era sua abitudine, giunse nel locale il Parroco Don Palmiro in compagnia di Don Antonio Girotti, il giovane sacerdote luratese che, dopo aver trascorso a Lurate gli anni a cavallo del secolo -quale Coadiutore di Don Pietro Vitali prima, e di Don Palmiro Dettamanti poi,- era stato da poco nominato Parroco a Concorezzo, grosso paese del monzese. (Durante la sua permanenza a Lurate, Don Antonio Girotti -abile organizzatore- aveva dato man forte al primo Parroco Don Pietro nello sviluppo e nell’amministrazione della Soc. Catt. di M. Soccorso, fondata nel 1886, ed era stato l’artefice della nascita della Cooperativa “Pro Lurate”, in unione col Parroco Don Palmiro, nel 1902).

Che la concomitante presenza a Lurate, quel giorno, della Banda di Appiano Gentile e di Don Antonio, rientrasse in un disegno ideato da Don Palmiro per suscitare nell’ambiente una tal quale predisposizione d’animo, è assai probabile. Sta di fatto che, dopo pochi minuti, Don Antonio, che essendo del paese conosceva bene i presenti, alzando il tono della voce per farsi udire da tutti, disse “Amici miei, sapete già che il sig. Curato vorrebbe fare la banda anche a Lurate. Dopo alcuni mesi di riflessione, è giunto ora il momento della vostra risposta: voi ci state? Nello stanzone si levò un “Sì” tanto forte da sembrare un urlo. 

Quel “Sì” unanime segnò, idealmente, la nascita della Banda!

La Banda: dall’idea alla realtà

Per tradurre l’idea nella realtà:

  1. Viene subito contattato il Maestro Giovanni Gnaga di Cantù, che è già maestro della Banda di Appiano Gentile e della Comense Cattolica, per predisporre l’organico bandistico e l’acquisto degli strumenti. (Gli strumenti, in numero di 27, verranno benedetti e consegnati agli allievi verso la fine del mese di ottobre successivo)
  2. Per far fronte alla relativa spesa viene aperta una pubblica sottoscrizione, che sfrutta più di 900 lire, alla quale concorre ogni famiglia del paese con contributi di 1,2,3 e anche 5 lire (cifra notevole in quei tempi). Alla fine il conto totale di circa 1000 lire viene saldato dalla Soc. Catt. di M. S., con un contributo straordinario di 80 lire.
  3. Per la preparazione degli allievi viene scelto il giovane Aliverti Enrico, uno dei rarissimi Luratesi che già conosceva la musica per sua passione personale. Da quel momento l’Aliverti, abbandonato il suo mandolino, si dedica anima e corpo -come si suol dire- alla Banda, quale Vice Maestro di diritto. La sede della Banda o, come è più esatto dire, la Scuola della Banda, diventa la sua seconda casa per decenni. Lì egli passa tutto il suo tempo libero per preparare gli allievi: non soltanto i giovani della prima leva bandistica, bensì tutti i giovani di Lurate che, durante trent’anni e più sono affluiti nei ranghi del Corpo Musicale.
  4. Nel frattempo viene stilato lo Statuto dell’Ente, dal quale si apprende che: 
  • Art.1 – La Filarmonica è intitolata al Principe di Piemonte (in omaggio dell’erede al trono nato nel 1904 – Caduta la Monarchia, nel 1946, il Corpo Musicale verrà intitolato a Santa Cecilia).
  • Art.2 – La Filarmonica è una emanazione della Società Cattolica di Mutuo Soccorso e dell’Oratorio Maschile. (La Banda infatti, fino al 1910, ha sede presso l’Oratorio, nel salone ivi costruito alcuni anni prima, a forma di portico col tetto ad una sola falda, che serviva anche per le recite dei ragazzi e delle ragazze. Nel 1910 la Banda trasferisce la propria sede nella nuova palazzina della Cooperativa “Pro Lurate”)
  • Art.3 – La Filarmonica ha per scopo “di condecorare le feste e le processioni religiose, nonchè le manifestazioni patriottiche e civili, aliene da spirito anticlericale e di parte; di ciò giudice il Presidente”
  • Art.4 – Il Presidente naturale dell’Ente è il Parroco pro-tempore il quale (Art.5) “ha l’alta sorveglianza di tutto il Corpo Musicale” ecc. ecc. “ed è proprietario degli strumenti e delle divise”.

Seguono altri articoli che riguardano il Consiglio di Amministrazione, il Direttore (che di norma è il Coadiutore), il tesoriere, il Vice Maestro, gli azionisti e i musicanti. Questi ultimi (Art7.) “sono tenuti a frequentare le lezioni del Maestro e del Vice Maestro, come pure i servizi imposti dal Presidente”.

Il musicante che si assenta senza giustificato motivo, potrà essere tassato con una multa di centesimi 50 e potrà essere espulso dalla Banda (Art.10) se risulterà che ha violato in modo evidente qualche articolo del regolamento o manifestato atteggiamenti o comportamenti contrari allo spirito dell’Ente. (O tempora, o mores!)

Non appena gli allievi sono pronti vengono affidati alla bacchetta del Maestro Gnaga.

Con la prima lezione, tra il Maestro e la Banda ha inizio un rapporto di reciproca fiducia che durerà oltre 30 anni durante i quali, per la valentia del Maestro e per la bravura dei musicanti, il nostro Corpo Musicale andrà progressivamente perfezionando e affinando l’esecuzione musicale d’insieme tanto da affrontare, con buon successo, -negli anni trenta- le più complesse sinfonie operistiche e perfino qualche brano di musica classica.

Il più assiduo collaboratore di Don Palmiro, durante tutta  la fase di preparazione sopra descritta, è il sig. Catelli Venusto – detto Nutu (l’unico impiegato del Comune per molti anni).

il Nutu, (che era anche segretario in carica della Soc. Catt. di M. S.), diventa subito il primo Segretario e Tesoriere della Banda e con i medesimi incarichi vi resterà per oltre vent’anni, fino alla sua immatura scomparsa.

Nell’immediato, per dare buon esempio, si iscrive fra gli allievi insieme al figlio Attilio (entrambi col clarinetto): il modo migliore per essere sempre presente e pronto per ogni evenienza.

I primi Musicanti

Se Don Palmiro, l’Aliverti, il Maestro Gnaga e il Nutu furono i quattro principali artefici della costituzione della Filarmonica, non meno essenziali per il funzionamento della Banda furono i primi componenti del complesso, cioè quei 27 simpatici luratesi che formarono la prima leva di musicanti e che potremmo ben definire “i pionieri dello strumento bandistico” del nostro paese.

Per la gratitudine di tutti, riporto, con piacere, i loro nomi in ordine alfabetico:

“Aliverti Enrico, Vice Maestro Istruttore; Aliverti Primo Luigi detto Gin Cariböö (ciabattino); Belloni Spero (tessitore) e il fratello Giuseppe (Pepin pustin); Catelli Venusto detto Nutu e il figlio Attilio (Tili Catel, capo-telaio); Dominioni Angelo (Del Zoll); il giovanissimo Dominioni Enrico (Rico zucurin); i giovani Ferrario Antonio e il fratello Spirito; Luraschi Ernesto (Nestin sart – primo tamburino della Banda); Maspero Cesare; Marelli Giuseppe (vetraio); i fratelli Martinelli Reo e Reale (falegname); Negretti Angelo (Maran?); Roncoroni Battista (tessitore); Taborelli Spirito (detto Ross) e il fratello Achille (detto Bandun perchè di robusta costituzione e suona la grancassa); Taborelli Pietro (ciabattino, detto Peder del titòl); Tettamanti Stefano (di Figitt) col figlio Gino (detto Ginola); Tettamanzi Primo (detto Barbisela); Taiana Augusto e il fratello Vittorio; Turconi Enrico (tessitore, detto Nöö).

La Banda suona … ma ancora non va!

Secondo le memorie, la preparazione degli allievi e l’insegnamento delle prime marce, si protrassero oltre l’inverno e solo per la Pasqua del 1908, la Banda fu pronta per l’esordio pubblico: a patto, però, di suonare da fermi!

Incerti e tremebondi, quel mattino, i musicanti disposti in semicerchio sul piazzale della chiesa gremito di gente appena uscita dalla Messa grande, diedero fiato agli strumenti.

Che l’esecuzione fosse stata perfetta, è assai dubbio. È certo, però, che alla fine del concertino venne salutato dal festoso applauso dei presenti molti dei quali, a quel che si dice, per l’ansia e l’emozione provata, avevano gli occhi lucidi!

Ma che Banda è quella che non sa suonare marciando?

Nelle domeniche successive perciò, di buon mattino, i musicanti schierati in formazione -con un fazzoletto stretto intorno albraccio destro per imparare a tenere il passo- eccoli a provare e riprovare suonando in marcia su e giù lungo il sentiero che allora correva fra i prati, pressapoco dov’è l’attuale Via Matteotti. (A ovest di Via Roncoroni, in quei tempi, c’era soltanto l’Osteria del Sig. Clerici Franceco -detto Cek posta- tutto il resto del territorio, fino alla Lura, era coperto da prati verdi).

La Banda va

Così, nella veniente festa del Corpus Domini -31 maggio 1908- la Filarmonica fu in grado di “condecorare la solenne processione” (come vuole lo Statuto) sfilando insieme con le Confraternite della Parrocchia, per le stradine del paese lungo le quali, per la prima volta, risuonarono le note dell’unico inno religioso imparato, quello che comincia con le parole “Noi voliam Dio!”

Ora finalmente, la Banda va!

Nei giorni seguenti, le cronache della provincia riportarono la notizia che: “Alla processione del Corpus Domini, svoltasi a Lurate, ha partecipato la «Nuova Musica del paese»

Il primo “servizio” fuori paese

Trascorso qualche mese, giusto il tempo per preparare almeno un secondo “inno religioso”, ecco, in ottobre, la prima chiamata esterna, il primo “servizio” nientemeno che a Bizzarone.

Per il trasporto? andata e ritorno con carretti a tiro di cavallo.

La prima “Montura” della Banda: che sia bella “tanto paga Padulli”

Subito arrivò il 1909, anno di elezioni politiche generali da effettuarsi ancora col vecchio sistema del suffragio “per censo” , con Collegi uninominali. Però, per la prima volta, nelle liste dei Partiti, erano presenti, a titolo personale, alcuni esponenti del mondo cattolico in quanto il Papa Pio X, pur non avendo revocato il “non expedit” proclamato da Pio IX nel 1870, aveva concesso il suo benestare in tal senso.

Il candidato cattolico del nostro Collegio -inserito fra i moderati costituzionali- era il Conte Giulio Padulli, ricco proprietario terriero del basso milanese. Secondo la consuetudine, anch’egli venne a visitare i paesi del collegio e, alla stregua degli altri candidati, andò girando per le Osterie offrendo agli elettori che gli promettevano il voto, il tradizionale “busecchino”

Cogliendo l’occasione, i soci della Soc. Cattolica di M. S. e della Coop. Pro Lurate, chiesero a Padulli che in cambio del loro voto non offrisse il busecchino bensì la nuova divisa della Banda, ovvero, come si diceva allora, la nuova “Montura”. 

Padulli accettò, a patto che i voti a suo favore risultassero più di ottanta. E, poichè allo spoglio (7 marzo 1909) i voti furono addirittura 122, subito vennero date le disposizioni per la confezione delle divise.

In quel frangente, qualcuno disse “scegliamo la stoffa migliore, la più bella, costi quel che costi; tanto paga Padulli!”

A cose fatte, una Commissione formata da Luraschi Pasquale (Padre di Felix) e da Catelli Giuseppe (Malpaga) si recò al domicilio del Deputato presentandogli il conto -di circa L. 1.300- che Padulli pagò fino all’ultimo centesimo, come pattuito.

Da allora, a Lurate, il detto “tanto paga Padulli” è diventato un modo di dire popolare tuttora largamente usato. Al Bar, per esempio, capita sovente, quando c’è da bere a sbaffo, di sentire qualcuno che chiama gli amici dicendo “Venite a bere, tanto paga Padulli!”

Continua…